L’atto intellettuale e il suo capitale

Per “Quarte di copertina”

 

LA PAROLA È LA VITA IN ATTO

 

di Armando Verdiglione

 

Spirali edizioni

 

Opinione di Carlo Marchetti

 

Non è mai facile scrivere intorno a un libro di Armando Verdiglione. Sembra scritto apposta per non farsi commentare, men che meno “spiegare”. L’ermeneutica ne è legittima, ma l’effetto di stranianza che si coglie dopo ciascuna lettura del suo testo ci fa anche avvertire l’arbitrarietà e l’arbitrio del tentativo ermeneutico, dunque la distanza dalla “cifra” dello stesso testo. È stato detto che Verdiglione in molti suoi libri adotta una modalità di scrittura di tipo aforistico. Ciò è incontestabile, ma non si tratta mai di una mera scelta stilistica. Ciascuna frase è significativa, sia che la si legga, sia che la si ascolti, e l’effetto è sempre quello di verità. Anche il presente testo non sfugge a tale effetto, anzi ne risulta emblematico. Il lessema “atto” viene posto in rilievo con interesse e qualità, privo di quelle sfumature negative che se ne colgono dalla lettura di Freud, che ha insistito sull’”atto mancato” in una connotazione quasi patologica. Anche questo libro sottolinea la distanza dell’analisi di Verdiglione, più di quella di Freud, da qualsivoglia forma di attribuzione al campo della patologia, a partire dagli “atti” che ciascuno compie. L’atto non si contiene, non si pensa e non si concepisce; non si afferra e non si comprende. Per Verdiglione, l‘atto è intellettuale, è l’atto nel suo numero e nel suo capitale.

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