Cristina Frua De Angeli, “Una stoffa di famiglia”

Una stoffa di famiglia. Note in margine

Cristina Frua De Angeli

 

 

Una stoffa di famiglia. Note in margine (Spirali, 2026): il libro, dalla saga alla leggenda, narra l'avventura di chi è questa bella principessa, tra la famiglia e l'altra famiglia, la famiglia intellettuale, la famiglia che si scrive come traccia dell'esperienza, senza più nessuna contentatura. È l'esigenza assoluta, sino alla testimonianza civile e alla scrittura della persecuzione contro la sua esperienza. Testimonianza dell'assurdità dell'inquisizione, nello spaccio impossibile della sua “logica”. Logico è il diavolo per Goethe, nel Faust.

 

«Nell'ultimo dispaccio, che i Senzanome hanno firmato il 23 novembre 1988, affermano che questi nostri 15 anni di lavoro, le associazioni, i congressi, le conferenze, gli oltre 300 libri, le riviste, i giornali, le sedi, financo i mattoni, le nostre vite stesse sono puramente “apparenti e fittizie”. Mentre devono rivendicare come vere e reali le loro bambole di piombo vestite di stracci, decidono che le nostre opere e noi siamo “apparenti e fittizi”, una grande “messinscena”. Uomini e donne fatti fugacemente! Hingemacht, avrebbe detto il presidente della Corte di appello di Dresda, Daniel Paul Schreber.» (p. 46)

 

Questo libro, la cui scrittura si è conclusa nel 2016 e quindi ha atteso 10 anni per giungere all'edizione, è una lezione civile, intellettuale, artistica, editoriale, redazionale, della realtà effettiva e effettuale di anni e anni dell'esperienza. Dall'attività congressuale all'invenzione con Armando Verdiglione delle Edizioni Spirali, dall'avventura della Fondazione Verdiglione, in centro a Milano, alla meravigliosa sede della Villa San Carlo Borromeo a Senago, Milano, al suo restauro che l'ha portata a uno splendore che non aveva neanche 500 anni prima, Cristina Frua De Angeli restituisce nelle sue note in margine la traccia dell’esperienza effettiva, che sfata le dicerie degli untori senza nome.

 

Questo lavoro bellissimo, audace, internazionale: autori, convegni, congressi, master, corsi, libri, dispense, equipe, riunioni, per l'invidia di quelli che chiama, con estrema ironia, i Senzanome, è ancora nelle maglie dell'impresa inquisitoriale, che non ha mai tolto la sua mano dell'infamia e della vergogna, e così sfoggia i gioielli di piombo e di morte.

Vari interventi di Cristina Frua De Angeli negli anni offrono l'essenziale di queste vicende e di come non vi sia nulla di una biografia soggettiva o sociale, nel senso che sia appannaggio di qualche dottrina o di qualche gruppo che si definisca socialmente, come pressoché fanno tutti.

Questa esperienza della cifrematica, che è un'altra cosa, è un'invenzione assoluta, che fin dall'inizio era un'altra cosa dalla psicanalisi, non solo la psicanalisi corrente, ma anche sempre più precisamente la stessa psicanalisi di Lacan, con il quale aveva intrattenuto delle conversazioni il giovane Armando Verdiglione, poi sposo di Cristina Frua De Angeli.

 

Un'esperienza di audacia assoluta, una novità planetaria in ciascun campo, dall’impresa alla finanza, dalla cultura all’arte, alla scienza della parola. Cristina Frua De Angeli si attiene alla lingua diplomatica, e nelle sue note in margine si staglia la realtà intellettuale, fuori portata degli inquisitori e degli psicopompi.

 

La diplomazia quale arte della cifrematica, nella lettura di Armando Verdiglione nel suo libro Niccolò Machiavelli (Spirali, 1994), fornisce il diploma che occorre per sfatare l'impianto fantasmatico delle guerre, che da secoli, da millenni, tentano l'impossibile padronanza sul pianeta, sugli umani, sulle cose, sull'aria, sulle galassie.

 

Certo, questa libertà della parola, il suo diploma e la sua lingua, è una virtù di Cristina Frua De Angeli, una virtù intollerabile per il senso comune, intollerabile per la lingua di base sociale, per il sistema doppio degli uomini doppi.

 

Noi ci troviamo a narrare qualcosa intorno alla realtà effettiva e lo struggente è che la megalomania del fantasma non ha limiti e confini, nessuno ha mai inscatolato, limitato, cancellato il fantasma che non è materno, è l'operatore, e lo cogliamo come megalomane. È l'operatore nella parola, tra le logiche, entro l'aritmetica, tra l’adiacenza e l'interdizione linguistiche. Il connettore che sfata il materno, e proprio in questo risulta operatore.

 

La parola mai si paralizza, non autorizza nessuna paralisi, nessuna stasis, nessun assedio, né assedianti né assediati, ma il viaggio intellettuale tra le lucciole e i girasoli, come narra Cristina Frua De Angeli. Come narra Armando Verdiglione. Come narrano altri che in questa impresa intervengono.

 

Cristina Frua De Angeli: la sua testimonianza non rientra e non rientrerà mai in quella che risulta ancora la nobile menzogna di Platone. Non fa finta che ci sia uno standard, una lingua fondamentale, un sistema genetico, e che ognuno appartenga al suo clan, al suo gruppo, alla sua casta. Più nessuno deve confermarsi tra paragoni e confronti ideali all'idealità suprema, all'idealità di spirito, allo spirito della legge, allo spirito dell'etica e allo spirito della clinica, ovvero allo spirito del potere.

 

 

Leggendo le colonne che reggono le costruzioni e le distruzioni del fantasma di padronanza, tra dittature e democrature, guerre e massacri, violenze e stupri, attenersi alla testimonianza civile e alla sua direzione resta una sfida che ha la sua condizione nella difficoltà. Nessuna facilità. E la valanga barbarica, idiota e imbecille, cretina e stupida, richiede l’analisi, l’elaborazione, la lettura. È quello che ciascuno trova nella testimonianza di Cristina Frua De Angeli. Nel libro troviamo un'intelligenza che è fuori portata dei cosiddetti migliori, non solo in Italia, ma in ciascun ambito intellettuale del cosmo della vita.

La testimonianza civile di Cristina Frua De Angeli sospende i postulati che confiscano la vita e creano il soggetto come garante complice di quella confisca.

 

«Di questo immenso sforzo, di questo lavoro portato avanti in tanti anni io vado fiera, e respingo fermamente le accuse.» (p.336)

 

«Non finiremo mai di raccontare noi, figli di figli senza padri e senza venire oppressi da passati vischiosi e non sempre veritieri. Non finiremo mai di raccontare noi, donne senza nome, fuori dall'asse, fuori dall'albero della conoscenza e di tutte le genealogie, fuori dai patrimoni maschili, fuori dalle imprese, gentili e decorative, belle o intelligenti, moderne, sottotono o sotto le righe, eleganti perché mai appariscenti, educate, a vivere senza dare fastidio.

Non finiremo mai di raccontare noi, giovani uomini e giovani donne del secondo rinascimento e del terzo millennio, per tutti coloro che si hanno preceduto e non hanno voce, per restituire a loro e a quelli che verranno quella parola forte e originaria che nessuno mai potrà più toglierci e del resto non è mai stata tolta neppure a coloro che ci hanno preceduto, se soltanto l'avessero udita nel silenzio delle notti, nel brusio di conversazioni incrociate a parlare del tempo.»

 

Lo sgomento degli attanti sociali del potere non assolve la loro inquisizione. In quel che si squaderna e si scompagina nei protocolli inquisitoriali, si trovano le ragioni sufficienti di una campagna di fake news più che cinquantennale. Nessuno assolverà la valanga inquisitoriale dall’infamia delle fake news e dall’assassinio dell’innocenza della vita. La lezione cifrematica di Cristina Frua De Angeli resta.

 

Se gli attanti sociali, inquisitori e psicopompi provano a cercare il soggetto nella pagina, nel paragrafo, nell'enunciazione, nell'esperienza di Cristina Frua de Angeli, non lo trovano. Il ritratto di Cristina Frua de Angeli non è autoritratto e è il ritratto che procede dal due, che procede dal tratto come modo del due. Dal ritratto procede la rotta e la bussola.

 

«Non si guarisce con la paura, avendo dinanzi a sé l'ombra. Le ragioni di salute sono sempre ragioni intellettuali.» (p. 257-258)

 

Dove sta Cristina Frua De Angeli: nell’onda anomala, nella sua testimonianza, nell’'impresa a cui ha dedicato tutta la vita.

 

«Io non ho dedicato quarant’anni della mia vita a “operazioni inesistenti”. Io ho costruito, con moltissimi altri, tra cui coloro che con me vengono accusati, un'opera bellissima, che resterà. E l'ho costruita non per me, per qualche tornaconto, per qualche vantaggio, ma per tutti coloro che vorranno goderne. Perché qualcosa resti. Per un contributo alla civiltà. Per un sogno. Con un progetto. Con un programma.» (p. 349)

 

 

 

 * Cristina Frua De Angeli è protagonista assoluta, accanto a Armando Verdiglione, del secondo rinascimento e della cifrematica, fra la Fondazione di cultura Internazionale e il Movimento cifrematico, fra l'Università e il Museo, fra i congressi planetari e la casa editrice Spirali, con le sue migliaia di libri e le sue riviste in Italia, in Francia e altrove. Ha favorito e promosso imprese e dipartimenti scientifici, culturali e artistici in decine di città del pianeta. Il suo itinerario è avvolto dal mito. È autrice del Libro nero dei nuovi inquisitori (insieme con Alice Granger, 1988) e del romanzo Ma chi è questa bella principessa? (1994), pubblicati da Spirali.

 

Spirali Edizioni, giugno 2026

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Paolo Vandin, «Armando Verdiglione e il Movimento cifrematico», Spirali 2026